Il teatro delle lune nere | N. Fiameni

Hey readers,

oggi vi porto una lettura davvero speciale, oserei dire insolita! Si tratta infatti di un vero e proprio manoscritto che Nicole mi ha gentilmente regalato (ovviamente l’immagine che troverete qui e sul post Instagram è la versione stampata dello stesso testo che ho avuto il piacere di consultare).

“Il teatro delle lune nere” è una raccolta poetica, scritta e finita il 30 Agosto 2019 sotto l’influenza della Luna Nera, vuol suggerire come noi abbiamo bisogno di una purificazione all’interno della nostra natura e del nostro mondo. La necessità di ripulirsi dalle vibrazioni negative ben si connette all’urgenza che abbiamo di ripristinare almeno in piccola parte l’ambiente circostante, un ambiente che in realtà è uno specchio di noi e di cui noi siamo un prolungamento. Capire che noi siamo la natura che deve difendere se stessa è fondamentale per poter veramente dominare le forze dell’universo: saper sottomettere gli elementi primordiali è un controproducente fallimento, saper collaborare nelle energie è invece un vero superamento del sé ed innalzamento a Dio. “Lì, accampato sulla costa, comprendevo di essere parte intrinseca della natura, di ogni suo aspetto, di essere un frammento di Dio, di essere non un suo suddito ma un suo operaio, un suo braccio, un suo aiutante a cui era concessa libera d’inventiva.”

Piccola parentesi sul manoscritto: vi posso assicurare che tenere in mano un libro che è stato completamente scritto e non stampato, poter osservare i disegni e le decorazioni che contornano le pagine, avere davanti la bellissima grafia dell’autrice è una cosa veramente indescrivibile. Si riesce a percepire una nostalgia e una bellezza che non so nemmeno quantificare, infatti non so far altro che complimentarmi e ringraziare Nicole per questo dono meraviglioso. Tra l’altro tutte le decorazioni ai margini ricordano quasi un manoscritto antico!

Il libro mi ha colpita moltissimo, è affascinante e riesce ad essere molto introspettivo ed evocativo; attraverso la narrazione possiamo guardarci moltissimo dentro e possiamo riflettere molto molto intensamente.

Le mie parti preferite sono state indubbiamente la Settima Preghiera (mi ha veramente colpita l’immagine mentale dell’arpa dorata perché ha scatenato in me una bellissima sensazione), la Quarta Luna Nera (breve ma intensissima), la Nona Luna Nera (con il bellissimo accenno alle nubi) e Sotto il Giudizio del Sole (che mi ha emozionata).

Non mi resta che consigliarvi questo testo e invitarvi a lasciarvi cullare nella lettura di voi stessi tramite le parole dell’autrice.

Il nome della Rosa | U. Eco

Hey readers,

vi porto un vero e proprio gioiello… un libro che ho consumato e di cui mi sono perdutamente innamorata!

“Il nome della Rosa” è un giallo storico ambientato nel 1327. La storia ci viene narrata dall’anziano monaco Adso da Melk, che ricorda al lettore i fatti che avvennero per 7 giorni nel monastero benedettino in cui si recò insieme al suo maestro Guglielmo da Baskerville durante il suo periodo di noviziato. Attraverso i propri ricordi, Adso, ripercorre le vicende storiche che caratterizzavano il periodo (ad esempio la Cattività Avignonese) per poi arrivare a spiegare come lui e il suo insegnante (ex inquisitore) furono chiamati dall’abate del monastero per risolvere quello che sembrava un apparente suicidio. Nonostante le capacità investigative di Guglielmo, il mistero non sarà di facile risoluzione visto che tra le mura dell’abbazia sembrano esserci più segreti che attimi di fede; infatti ogni monaco sembra nascondere qualcosa all’inquisitore e il mistero più grande si cela dietro le mura della biblioteca. Questa polverosa parte dell’abbazia è preclusa alla maggior parte dei visitatori e, tra i suoi scaffali, sembra celare grandi segreti nascosti sotto false e cristiane spoglie. La vicenda è costellata di narrazioni di eventi storici, excursus sugli usi e costumi del pericolo e tante… anzi tantissime informazioni che lasceranno ammaliato il lettore.

Da dove posso iniziare? Questo libro è un afrodisiaco inno alla cultura, alla sapienza e all’amore per la storia. Da grandissima amante della narrativa storica (che ha appena trattato il periodo storico del testo nel proprio percorso di studi) non posso dire altro che sono rimasta ammaliata dalla narrazione. Indipendentemente dall’aspetto del giallo (che è molto molto carino!) il solo contesto del libro vale a pieno la sua lettura. Sfogliando queste pagine il lettore è in grado di sentirsi letteralmente tra le mura del monastero benedettino ed assaporare la realtà che lo circonda quasi fosse reale.

Mi rendo conto che si tratta di una lettura che a primo impatto può spaventare un lettore (a seconda dell’edizione andiamo dalle 500 alle 600 pagine di una narrazione fitta e densa), ma vi posso assicurare che non vi renderete nemmeno conto del passare del tempo. L’autore riesce a descrivere tematiche “pesanti” coronandole di tanta cultura e sapere da renderle indimenticabili e indispensabili. [onestamente, a diversi giorni dalla conclusione della mia vorace lettura, ancora mi chiedo come Umberto Eco sia riuscito a immagazzinare e rielaborare così bene delle conoscenze così dettagliate]

Ci tengo a fare una giusta precisazione: pur essendo un testo bello, formativo e interessante, non mi sento di consigliarlo proprio a tutti. Sono dell’idea che per apprezzarlo a pieno sia necessario un piccolo ripasso “scolastico” che vada a puntualizzare tutti gli aspetti che l’autore da per scontato (per esempio il funzionamento di un monastero medievale, la pedagogia del ‘300, un ripasso di latino visto che alcune frasi non sono state “tradotte”,…).

Nonostante ciò vi invito a buttarvi e sperimentare una lettura indubbiamente diversa dal solito, capace di catapultarvi in un’altra epoca e catturarvi (soprattutto se siete un po’amanti dei gialli molto intriganti) fino all’ultima pagina; che si concluderà con quello che mi sento di definire un finale spunto di riflessione, senza tempo e meraviglioso.

La vendetta di Nirak – M. C. Pizzuto

Hey readers,

oggi vi porto la mia seconda collaborazione con Maria Cristina Pizzuto (la prima è linkata qui) a cui sono sempre molto molto grata della possibilità.

“La vendetta di Nirak” raccoglie la trilogia delle avventure di Castel Marina, o meglio le peripezie all’interno di un castello di un piccolo borgo che sorge a picco sul mare. Sono storie raccontate da nonna Erica ai nipoti, in una delle tante vacanze invernali davanti a un caldo caminetto. La storia inizia con la descrizione dell’infanzia e dell’adolescenza della signorina Elisabetta, la figlia del signor Nirak, padrone del castello, fino a un fatidico incidente che porterà la giovane alla morte e così anche a quella di suo padre. Il castello diventerà un albergo. Da qui si susseguono persecuzioni e vendette del fantasma di Nirak nei confronti dei clienti, alla ricerca di un’anima simile a quella della sua bambina deceduta per farla sua per sempre. Ma lo spettro non ha fatto i conti con lo spirito di Elisabetta, che continuerà a proteggere le persone prese di mira dall’incubo del fantasma di suo padre. Solo il sacrificio di Sabrina, molto simile caratterialmente a Elisabetta, porrà fine a tutte le vendette di Nirak, restituendo tranquillità alle generazioni future.

Ho apprezzato molto la cornice narrativa impostata dall’autrice attraverso cui, nonna Erika, introduce come “ricordi di una vita passata” le tre storie legate a Castel Marina e al suo castello; è veramente bello il fatto che si tratti di storie natalizie raccontate in un clima confortevole e inglobante per il lettore stesso, che mi hanno dato un grande senso di serenità prima di entrare nel vivo dei racconti.

La trilogia affronta tre tematiche molto diverse tra loro, pur essendo concatenate tra loro. Questo è indubbiamente molto interessante per attrare un pubblico più ampio e variegato (personalmente la mia storia preferita è stata la seconda, anche se l’ultima mi ha tenuta davvero col fiato sospeso).

Il personaggio del Signor Nirak è indubbiamente interessante, è un uomo freddo e distaccato, consumato dal dolore causato dalla morte della moglie. Dal punto di vista psicologico il rapporto con la figlia è indubbiamente distaccato e freddo, la ama e la protegge con molto impegno, ma si mantiene sempre un po’ distante da lei, come se avesse paura di rimanere nuovamente ferito aprendo nuovamente il cuore a qualcuno.

Mi sento vivamente di consigliarvi questa lettura!!

Recensione “La Locandiera” di Carlo Goldoni

Astuta donna d’affari o femmina vanitosa? le discussioni sulla Locandiera, la più famosa delle commedie di Goldoni, iniziano con la sua prima rappresentazione nel 1752. È la storia di Mirandolina, bella proprietaria di una locanda alle prese con le proposte amorose di conti e marchesi e con la misoginia del Cavaliere di Ripafratta. Mirandolina alla […]

Recensione “La Locandiera” di Carlo Goldoni

Speciale: intervista a Emanuele Gentili @amoredipancia

Hey readers.

eccovi uno speciale davvero molto speciale in collaborazione con @amoredipancia.

Senza troppe interruzioni vi lascio l’intervista qui sotto…

1. Parlaci un po’ di te.

Buongiorno a tutti. Mi chiamo Emanuele, ho 46 anni e sono padre di una Bellissima bimba di 5 anni. Sono in attesa di un maschietto. Mia moglie è la mia roccia. Sono tecnico informatico e scrivo per evitare che la mia mente si riduca ad un diagramma di flusso. Un Esempio di come funziona la mia logica “Mamma ha detto: Tesoro per favore vai al mercato e compra un litro di latte, se hanno le uova prendine sei. Al mio ritorno vedendomi con sei litri di latte mi chiede “ perché diavolo hai comprato sei litri di latte ? “Ed io: avevano le uova”. Scrivo da quando ho 16 anni.

2. Perché hai scelto di parlare con la poesia?

La poesia è una scelta, obbligata. Ho la mente che prende e viaggia, si aprono mille parentesi durante un discorso o un pensiero e quindi non riesco a mantenere un filo logico. Ho sempre impresso nella mia mente la penna rossa che mi accusa di andare “fuori tema”. Non posso esimermi dallo scrivere. Con il tempo ho affinato questa mia, chiamiamola pure, arte, intesa come condivisione di un punto di vista. A questo servono, gli artisti, a dare una chiave di lettura diversa: sia essa natura, amore, amicizia. Siamo dei filtri, che catturano la luce del sole e la restituiscono sotto forma di pensieri, frasi e immagini che hanno colori diversi. La cosa poi può non piacere, ma resta il fatto che si è insinuato, dentro, in fondo all’anima, un piccolissimo dubbio. A volte rimane lì, intatto. Altre fiorisce e profuma il cuore.

3. Cos’è per te la poesia?

La poesia è vita, e in quanto tale, può cambiare il mondo. Di recente, durante il secondo lockdown lombardo, ho deciso di scrivere una poesia al giorno, per tutta la sua durata. Ho coinvolto anche altre persone, e ne è uscito un libro il cui ricavato è andato interamente alla Croce Verde del mio paese (Orzinuovi) duramente colpito da covid a marzo 2020. Si parla di 1.700 euro, di gente che ha comprato un libro di poesie che diversamente non avrebbe considerato. Questa è la poesia, la sua funzione. Io soni un umile strumento.

4. Quando hai scritto la tua prima poesia?

La prima poesia scritta… Non saprei dire, ma ricordo benissimo a chi era dedicata. La mia carissima compagna di classe, che è stata la mia testimone di nozze. Ma penso che le prime poesie fossero sempre state dentro di me, da piccolo, quando guardavo il mondo. E’ bastata una scusa, una scossa, per far muovere le ceneri sotto le quali era sopita. Si ‘ alzato il suo profumo e da allora ne sono rimasto dipendente.

5. Qual è il tuo libro preferito?

Come chiedermi quale sia la mia poesia preferita. Ma, pistola alla fronte, direi “i Miserabili”. Eravamo in ferie al mare, io e mia moglie. Stavamo aspettando la piccola Sofia. Vi erano con noi anche sua madre. Io quindi avevo un po’ di tempo, da dedicarmi, senza sentirmi in colpa. Lo divorai in una settimana. Da quello poi è partito il mio amore per i classici francesi, tra cui “il Conte di Montecristo” che ho già riletto 3 volte.

6. Qual è la tua poesia preferita?

Devo essere onesto. Non leggo molto, di poesia. Un autore che amo e che mi ha stravolto è stato Erri De Luca. Montedidio è stata una rivelazione. Poi è arrivato “Tre cavalli” e ho cambiato vestito e marcia alla mia poesia, al mio modo di farle la corte. Ma se parliamo di poeti, non posso non citare “Vladimir Vladimirovič Majakovskij”. Nonostante non siano parentesi liete, amo la storia dell’ex unione sovietica. Ne sono affascinato. La durezza e la schiettezza dei sentimenti dei suoi versi, sono tutt’ora di ispirazione. Ho anche alcuni libri di Prèvert. Arrivato a questo punto però non posso esimermi dal citare il vero poeta: Dante. Ne rimasi stupefatto alle superiori, e finito la scuola mi sono spesso trovato perso, in sua compagnia, nel suo viaggio. L’ho poi ritrovato, in “Se questo è un uomo”: Primo Levi cercava di insegnare l’italiano a Pikolo cercando di ricordare i versi della Divina Commedia. Mi sono commosso dalla volontà di Primo di cercare di mantenere viva la memoria come un dispetto verso chi stava cercando di annullarlo come uomo. In questo senso, in questo esempio, la poesia assume un tale livello di umanità che anche il Divino è costretto a chinarsi per farsi baciare sulla guancia.

7. A chi dedichi le tue poesie?

Le mie poesie sono di tutti, per tutti. La mia ultima raccolta prende spunto dal Frankenstein di Mary Shelley. Il mostro ripudiato che trova rifugio in una casa e grazie ai vicini, che ascolta tramite il muro che li separa, impara a parlare, a leggere e diventa uomo, grazie gli altri, che sono i diversi. Così il muro è diventata una costante, di questa mia raccolta. Vi è la prima parte (Padre) che dedico alla mia figlia, che come il mostro, è separata dal muro delle nostre camere. Vi è la seconda parte (marito), che dedico alla moglie. Proveniendo da un paese dellìex blocco sovietico, il muro per lei ha ancora una presenza forte. Fa parte delle sue radici. Nell’ultima parte, in quanto uomo, il muro non ha più modo di esistere. Vengono abbattute le barriere e le distanze si colmano.

8. Cosa ci puoi dire delle tue pubblicazioni?

La mia prima raccolta è chiamata Risvegli. Sono poesie adolescenziali, da cui comunque si evince la mia inquietudine e il mio amore, per questo mondo. La seconda, “dall’altra parte”, è quella ispirata al Frankenstin, appunto. La mia ultima, che uscirà a breve, si intitolerà “Stories for boys”. E’ una raccolta di poesie al femminile, dedicata agli uomini, che devono essere, in questa società, educati al rispetto.

9. Perchè “amore di pancia”?

Amoredipancia nasce dal nome di una raccolta, che poi non ho pubblicato. Antoine de Saint-Exupéry faceva dire al Piccolo Principe che “non si vede che con il cuore”. Io aggiungo che è la pancia, a decidere. Non sono le farfalle, che sentiamo a 20 anni. E’ quella sensazione di vuoto che percepiamo quando capiamo come deve essere colmata.

10. Cosa vuoi condividere con gli altri?

 Penso che le emozioni esistano se condivise. Voglio condividere con il mondo il mio punto di vista, la mia percezioni di un’emozione, per non sentirci soli, per abbracciarci dicendo “Anche io, sono così”

Domanda bonus: Cosa ne pensi di @dispersaneilibri?

Mi piace l’approccio delicato e sensibile alle cose. Un rispetto silenzioso che porta con se vite e mondi sommersi. Questo mi ha colpito del profilo. Grazie per questa opportunità. Parlare di poesie, oggigiorno, è liberatorio.

Simposio | Platone

Hey readers,

oggi vi porto la mia seconda lettura filosofica di Platone (la prima la trovate linkata qui e si tratta dell’Apologia di Socrate). Con questo testo partecipo alla settima tappa del #gdldeibuonipropositi organizzato da @senzacensurabooks che consiste in un libro che avevi paura di iniziare (ps. mi sono persa la sesta tappa mea culpa!)

Il Simposio è il più conosciuto dei dialoghi di Platone. In particolare, si differenzia dagli altri scritti per la sua struttura, che si articola non tanto in un dialogo, quanto nelle varie parti di un agone oratorio, in cui ciascuno degli interlocutori, scelti tra il fiore degli intellettuali ateniesi, espone con un ampio discorso la propria teoria su Eros (“Amore”). La cornice in cui si inseriscono i vari interventi è rappresentata dal banchetto, offerto dal poeta tragico Agatone per festeggiare la sua vittoria negli agoni delle Lenee. Fra gli invitati, oltre a Socrate e al suo discepolo Aristodemo, troviamo il medico Erissimaco, il commediografo Aristofane, Pausania l’amante di Agatone e il suo amico Fedro, figlio di Pitocle ed esperto di retorica: ognuno di loro, su invito di Erissimaco, terrà un discorso che ha per oggetto un elogio di Eros. Verso la fine, fa una clamorosa irruzione anche Alcibiade, completamente ubriaco, incoronato di edera e di viole, accompagnato dal suo komos, che si presenta per festeggiare Agatone, e che viene accolto con cordialità.

Sarò sincera, non è stata una lettura facilissima (soprattutto perchè in questo periodo fatico non poco a concentrarmi), ma quando sono riuscita ad entrare nell’ottica platonica me ne sono follemente innamorata! La mia parte preferita sono sicuramente i miti perchè, dopo averli fatti a scuola è stato bello leggerli per intero, nello specifico il Mito degli Androgini; mentre come visione quella che mi ha smosso di più il cuore è stata quella di Pausania. Piccole precisazioni: il Mito degli Androgini parla del concetto di anima gemella e di completezza umana per mezzo dell’amore e il discorso di Pausania riguarda la nobiltà d’animo che deriva dall’amore e le varie tipologie in cui questo può manifestarsi.

E’ interessante anche tutto l’aspetto delle cornici su vari piani che sono utilizzate come “scuse” narrative per impostare una serie di pensieri sull’amore ed è altrettanto interessante la scelta della lode al Dio Eros come figura che generalmente veniva ignorata o minimizzata.

Se siete particolarmente interessati al periodo storico contemporaneo a Platone potete leggere moltissimi usi e costumi che fanno da sfondo ai vari pensieri; la stessa cosa vale anche per i personaggi, infatti, soprattutto su Socrate potete trovare moltissimi cenni biografici che vi aiutano a comprendere questo enigmatico filosofo.

Vi consiglio vivamente di perdervi in questo breve testo antichissimo, ma immensamente attuale. La cosa meravigliosa di questa lettura è che le considerazioni mosse dai vari personaggi nella maggior parte dei casi sono attualizzabili nel nostro tempo e talvolta, sono idee che ancora oggi persistono. Mi sembra un esempio perfetto di testo del passato che ci aiuta a capire il presente.

Bastava chiedere! – E. Clit

Hey readers,

oggi vi parlo del mio primo fumetto… o meglio della mia prima graphic novel!!

“Bastava chiedere” è una graphic novel femminista di una giovane fumettista francese che racconta la quotidianità. Conosci la scena: sei tornata dal lavoro, hai fatto la spesa, stai preparando la cena e nel frattempo pensi a quando pagare l’affitto / chiamare l’idraulico / prendere la pillola / finire quella mail di lavoro / controllare che i tuoi figli abbiano fatto i compiti / caricare la lavatrice. Tutto questo mentre il tuo compagno ti chiede se per caso sai dove sono finite le sue scarpe. Hai mai pensato a quante volte il tuo partner ti ha risposto «bastava chiedere», come se tu fossi l’addetta all’organizzazione della casa? Hai mai riflettuto sul delicato equilibrio che cerchi di mantenere rispondendo a un commento inopportuno per evitare di essere definita “isterica”? Ti è mai venuto in mente che non va bene sentirti costantemente responsabile del benessere emotivo o sessuale del tuo partner? Hai mai riflettuto su quanto sia ingiusto che il tuo congedo di maternità sia chiamato da qualche collega “una vacanza”? Se non ci hai mai pensato, scoprirai queste porzioni della tua stessa vita nelle pagine di Emma. E se ancora non sei femminista, scoprirai di esserlo. Introduzione di Michela Murgia.

Partiamo col presupposto che io non sono il tipo adatto per le graphic novel e per questo motivo non ho straveduto per questa lettura. Diciamo che sono più il tipo di persona che si perde nelle parole anzichè nelle immagini. Non per questo vi dirò che è brutta o noiosa, semplicemente non fa molto per me…

Gli aspetti legati al femminismo e alla riflessione suscitati nel lettore sono indubbiamente centrali e ben esplicati, anche se è da tenere in considerazione che si tratta di una grafic novel indirizzata a un pubblico che ha poche conoscenze nell’ambito del femminismo (visto che molti temi sono delle prime riflessioni).

Cernobyl’ 30 anni dopo | D. Peluso

Hey readers,

oggi vi porto una lettura particolare, intensa e piena d’immagini… una lettura davvero fuori dagli schemi!

“Cernobyl’ 30 anni dopo” è una raccolta di immagini scattate nella zona d’esclusione accompagnate da un’introduzione narrata che riassume dettagliatamente i fatti avvenuti in quella tragica notte. La mostra fotografica Černobyl’ nasce da una raccolta di scatti ottenuti presso la zona di alienazione di Černobyl’ a trent’anni dal tragico incidente avvenuto presso la centrale nucleare “Vladimir Il’ič Lenin” il 26 aprile 1986. Le fotografie sono state raccolte sul campo digitalmente in un due giorni di shooting nella zona contaminata, tutt’oggi controllata militarmente dal governo ucraino. Gli scatti selezionati per la mostra sono stati raccolti a Černobyl’, Pryp”jat’, presso la base militare Duga-3 e nei villaggi abbandonati sul confine con la Bielorussia. In origine le immagini sono state catturate digitalmente; solo in un secondo momento ho deciso di renderle “uniche e irreplicabili” stampandole tramite la tecnologia ibrida della Fuji instax square, e rendendole di fatto un’opera istantanea. I relativi files digitali sono stati eliminati subito dopo la stampa della fotografia, rendendo così ogni singola opera, di fatto, irriproducibile. Questo percorso è stato dettato dalla volontà dell’autore di vendere, ad esposizione finita, le immagini come pezzi unici e di devolvere l’intero ricavato delle immagini (grazie all’indispensabile supporto dell’associazione Officina Istantanea) all’A.G.M.E.N. (Associazione Genitori Malati Emopatici Neoplastici), e all’associazione ospedaliera ASTRO. ( http://agmen-fvg.org e http://astrotrieste.it) Sono stati stampati 250 volumi numerati a mano, che fungeranno sia da libro fotografico che da catalogo della mostra. Anche parte dei proventi della vendita dei libri sarà devoluto in beneficenza.

Direi che l’introduzione si commenta da sola: è indubbiamente un testo spettacolare innovativo e toccante, le immagini sono bellissime e colpiscono istantaneamente occhi e cuore.

A seguito vi lascio anche il link del sito di Daniele, in modo che possiate dare un’occhiata! https://danielepeluso.com/

Vi consiglio di recuperare il file digitale del libro e lasciarvi travolgere da quello che i vostri occhi vedranno, leggete attentamente l’introduzione e lasciate che gli scatti che scorrono sotto i vostri occhi facciano il resto… ricostruendo i fatti attraverso le vostre sensazioni.

|| Io faccio parte di una generazione nata molto dopo l’incidente e, se non per interesse personale, me ne è sempre stato parlato poco; generalmente i programmi di storia non si spingono mai in periodi così recenti e se si affronta il tema lo si fa a tecnologia o a scienze quando si studia il nucleare, facendovi riferimento come “uno dei più grandi disastri legati all’energia nucleare” e ci si ferma. Questo testo, invece, mi ha permesso di addentrarmi in maniera viva in quello che è accaduto in quella notte del 26 aprile 1986 e, per questo, non posso che essergli immensamente grata! ||

Recensione: La chiave di Sarah | Tatiana de Rosnay

MuatyLand

È una notte d’estate come tante altre, a Parigi. La piccola Sarah è a casa con la sua famiglia, quando viene svegliata dall’irruzione della polizia francese e prelevata insieme ai genitori. Ha solo dieci anni, non capisce cosa sta succedendo, ma è atterrita e, prima di essere portata via, nasconde il fratello più piccolo in un armadio a muro che chiude a chiave. È il 16 luglio del 1942. Sarah, insieme a migliaia di altri ebrei, viene rinchiusa nel Vélodrome d’Hiver, in attesa di essere deportata nei campi di concentramento in Germania. Ma il suo unico pensiero è tornare a liberare il fratellino. Sessant’anni dopo, Julia, una giornalista americana che vive a Parigi, deve fare un’inchiesta su quei drammatici fatti. Mette mano agli archivi, interroga i testimoni, va alla ricerca dei sopravvissuti, e le indagini la portano molto più lontano del previsto. Il destino di Julia si incrocia fatalmente con…

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Sender Prager | I. J. Singer

Hey readers,

oggi vi parlo di una delle letture più veloci che abbia mai fatto (un oretta vi basta per completare il libro), ma davvero molto molto interessante!

“Sender Prager” si apre con la descrizione del ristorante kosher Praga nel bel mezzo delle preparazioni per il matrimonio del padrone. Sender Prager è uno scapolo (che possiamo definire in età avanzata) ambito da moltissime donne: tutte le sue cuoche e cameriere hanno avuto di trascorsi col capo, illudendosi di essere le fortunate che sarebbero passate dalla cucina alla cassa con un bell’anello al dito, addirittura le donne sposate o vedove del quartiere hanno desiderato di diventare le signore Prager ammaliate dagli occhi di Sender. Il nostro ristoratore ha deciso di organizzare un pranzo gratuito per tutti i vagabondi della zona in onore delle sue nozze per espiare una parte die suoi peccati portati avanti in anni e anni di relazioni clandestine e tradimenti vari. Il suo rabbino ha infatti trovato per lui una giovane di buona famiglia e di un “rango” superiore al suo, mettendolo in una situazione di forte soggezione verso tutti gli illustri e imbellettati familiari di lei. La scelta di questo matrimonio è mosso da due particolari aspetti della vita die novelli sposi: Prager non ha nessuna fiducia nelle donne (sapendo bene quanto facile sia dimostrare la loro impurezza), accetta perciò, la novella sposa raccontatagli come una pura e pia giovane dai grandi valori; Edye (la fidanzata) acconsente a sposare un uomo inferiore a lei essendo orfana e priva di risorse economiche. Come si rivelerà questa “perfetta” unione?

Questo libro è breve, ma molto interessante per capire la società ebraica negli anni ’40. Sottolinea quanto gli usi e costumi siano importanti e prevalgano rispetto a l’onestà. Lo stesso Sender, pur non essendo un santo, prova una grandissima insicurezza davanti agli altri membri della società molto più religiosi (e smorfiosi) di lui.

Ho apprezzato molto la scrittura perché si dimostra immediata, veloce e coinvolgente, sembra incredibile ma riesce completamente a risucchiarti nella lettura e incanalarti in quella che è una storia relativamente lontana nel tempo e nello spazio, che appare tremendamente vicina.